Castiglione e Rocca d'Orcia

Il casale si trova vicino ai paesi di Castiglione e Rocca d'Orcia.

In questa pagina ti guidiamo alla scoperta di queste perle della Toscana

Castiglione d'Orcia

Castiglione d’Orcia (mt. 574 slm), capoluogo dell’omonimo comune, sorge su una collina nella quale la vite e l’olivo caratterizzano l’ambiente, curato nei secoli con attenzione e interventi misurati dalla mano dell’uomo.

Ritrovamenti di tombe a pozzetto all’inizio dello scorso secolo datano l’esistenza di insediamenti umani fin dall’epoca etrusca, ma il paese è citato per la prima volta in documenti ufficiali nel 714, per una controversia sorta tra i Vescovi di Arezzo e Chiusi.

L’importanza assunta successivamente dalla Via Francigena dette poi un certo sviluppo al luogo, che ne dominava un lungo tratto (in parte coincidente con la consolare Via Cassia) rimasto in mano alla famiglia longobarda degli Aldobrandeschi fino al 1090, quando una parte dei possedimenti furono donati ai Monaci dell’Abbazia del  S.mo Salvatore al Monte Amiata; nel 1154 questi ultimi acquistarono anche la parte rimanente.

Successivamente Castiglione fu ceduto dal conte Aldobrandino di Tentennano (1251) alla Repubblica di Siena e, nell’anno successivo, il giuramento di fedeltà di 198 capofamiglia alla Repubblica segnò in pratica la nascita del Comune.  Nei due sostanzialmente tranquilli secoli successivi furono, tra l’altro, edificate le mura esterne (1471) con quattro porte, che rimasero chiuse difronte all’esercito dell’imperatore Carlo V, costretto a porre l’assedio per espugnarlo (1536).

Dopo alterne vicende, con l’annessione al Granducato di Toscana, il paese fu concesso in feudo al nobile bolognese Fernando Riario, che morì pochi anni dopo senza lasciare eredi. Dalla metà del XVII secolo tornò il governo comunale. Nel 1778 venne annesso il comune della vicina Rocca e nel 1867 Campiglia d’Orcia e Bagni San Filippo.

Da vedere

Il centro storico, caratterizzato da strette e ripide viuzze, ha conservato buona parte della sua struttura medievale.
Sono attualmente in corso i lavori di recupero e consolidamento dei resti della cinta muraria e dei ruderi della rocca aldobrandesca, che sovrasta l’abitato, mentre prossima è l’apertura della sala d’arte comunale-parrocchiale nell’ex oratorio di San Giovanni, che ospiterà fra l’altro tavole di Simone Martini e Giovanni di Paolo, pittori senesi tre-quattrocenteschi tra i più famosi.
A pochi metri la seicentesca piazza – con la pavimentazione a mattoni e ciottoli di fiume,  caratterizzata dalle irregolari pendenze e dalla cisterna circolare in travertino – intitolata al pittore Lorenzo di Pietro detto “Il Vecchietta”, che qui ebbe i natali -  sulla quale si affaccia il Palazzo Comunale.
A breve distanza, salendo, è visibile la Porta di Sopra, unica delle quattro porte costruite nel 1471 insieme alla cinta muraria esterna, ancora visibile.
Interessanti sono gli edifici di culto esistenti.
La Chiesa romanica di Santa Maria Maddalena,  menzionata fin dal 1274 nel Registro Vaticano delle Decime ed annesso alla quale si trovava (lato sinistro) un convento, presenta il campanile a vela, il portale, l’abside e l’ara originalem scoperta all’interno di un altare barocco smantellato durante i restauri.
La Pieve intitolata ai Santi Stefano e Degna, dall’imponente facciata in blocchi di trachite squadrati, assunse la forma attuale con l’ampliamento operato nel 1892. All’interno varie tele ed affreschi: di particolare interesse la “Madonna delle Grazie”, dipinta su tavola da Pietro Lorenzetti, altro artista senese illustre del XIV secolo.

Rocca d'Orcia

Le prime notizie come luogo fortificato risalgono all’anno 867, poi nel 915 l’imperatore Berengario stabilì i diritti dei Monaci di San Salvatore al Monte Amiata su queste terre, riconfermati nel 1027 e nel 1036 da Corrado II. Alla fine del 1100 subentrarono i signori dell’Ardenga, che divennero poi conti Tiniosi da Tentennano. Nel 1207 venne emanata dai Conti la “Charta Libertatis”, importante documento che riconosceva e regolava i diritti della popolazione, mentre nel 1251 tutti i diritti sui territori dipendenti dalla Rocca furono ceduti alla Repubblica di Siena, che nel 1274 la cedette a sua volta alla famiglia Salimbeni, insieme ad altre “terre e castella”, per pagare i debiti contratti durante la guerra contro Firenze. Le mire di potere della potente famiglia finirono per contrastare con gli interressi del governo cittadino: così, nel 1380 Santa Caterina da Siena soggiornò alla Rocca, nel tentativo di sedare i dissidi interni alla stessa famiglia e di appianare i rapporti con la città della Balzana. Qui la tradizione vuole che la Santa ricevesse il miracolo di imparare a scrivere dopo una visione estasica. La Rocca, “tutta scavata nel vivo sasso et all’apparenza quasi inespugnabile”, tornò in mano ai senesi nel 1418, complice anche un congiurato – tale Giovanni Zolla – che, nottetempo, aprì le porte facendo entrare l’esercito cittadino.

Cocco Salimbeni si rifugiò nella Rocca, resistendo strenuamente, ma quando il popolo giurò fedeltà alla Repubblica si arrese, ottenendo salva la vita per se ed i suoi familiari.

Divenuta punto di forza per Siena, la Rocca dominava su vasti territori e fungeva da argine contro le scorrerie di Cesare Borgia (“Il Valentino”) nel 1502 e pochi anni dopo di Fabrizio Maramaus, detto il Maramaldo.

Nel 1553 i rocchegiani si arresero senza combattere alle truppe imperiali di Carlo V, riconquistando poi brevemente il controllo del borgo con un atto di tardivo coraggio, prima di essere definitivamente sottomessi.

Mutati i tempi la possente Rocca di Tentennano si avviò verso il declino e la Comunità, che si resse come comune fino al 1778, venne poi annessa al vicino Castiglione.

Da Vedere

Rocca a Tentennano: l’imponente fortificazione si erge su uno sperone roccioso a dominare la Valle. Visitabile anche all’interno e fino alla terrazza sommitale, ospita nel periodo primaverile-estivo mostre d’arte contemporanea.

Chiesa di S. Simeone*: l’edificio religioso è recentemente divenuto proprietà privata quindi viene aperto solo in occasioni speciali, come conferenze, concerti ed attività espositive. Tra le diverse opere d'arte che la decorano, si segnala un affresco trecentesco attribuito a Bartolo di Fredi, raffigurante “La Madonna della Misericordia”.

Chiesa di San Sebastiano*. Edificio settecentesco, in passato sede della Compagnia laicale dei Santi Sebastiano e Rocco. All’interno la tela di grandi dimensioni effigiante sul fronte principale il martirio di San Sebastiano, a tergo la Madonna in trono col Bambino, angeli e santi.

Piazza della Cisterna. Risale al XII secolo la costruzione della bella cisterna ottogonale sopraelevata che occupa la parte centrale della piazza.

Borgo Maestro. Lungo la via centrale sono visibili ancora i fabbricati che ospitavano il Palazzo di Giustizia, lo Spedale. Una targa sulla facciata della casa che probabilmente la ebbe ospite, ricorda la permanenza di Santa Caterina da Siena, che operò qui secondo le cronache dell’epoca, diverse guarigioni e miracoli.

Porta Senese. E’ l’unico arco di accesso al borgo ancora visibile.

Chiesa della Madonna delle Grazie di Manno*. Edificata nel XVII secolo, forse in riparazione di offese rivolte a Maria S.ma  o per devozione sul terreno donato da tale “Giacomo di ser Manno”, conserva al suo interno un bell’altare in noce ed il coro ligneo.

* Aperte solo durante occasioni speciali

Il Maggio

Fra i riti e le feste che hanno accompagnato, nel tempo, il ciclo delle stagioni e dei raccolti, vive ancora a Castiglione d’Orcia (unico centro nella provincia senese) la tradizione del “Cantamaggio” o “Maggiolata”.

Nel primo pomeriggio del 30 aprile un gruppo di cantori e suonatori muove dal paese, facendo visita alle famiglie che abitano nelle campagne.

Giunti sull’aia intonano madrigali beneauguranti all’indirizzo del “capoccia del podere” o della massaia, affinchè “…le volpi e le faine non s’accostino nell’aia”, intervallati da brevi esecuzioni dell’orchestrina (valzer, polka, mazurka o marcetta), chiedendo in cambio ospitalità (“A noi dateci il presciutto, pregheremo pel porcello, che vi venga grasso e bello, che la ghianda è dappertutto…”) ed alimenti da consumare sul posto.

Un tempo farina, olio e vino erano anche offerti nella questua, oggi sostituiti da un’offerta in denaro, utilizzato in una domenica successiva per un pranzo consumato dai “Maggiaioli”, che poi organizzano una merenda aperta a tutta la popolazione, a chiusura ideale del cerchio aperto il 30 aprile.

Terminato il giro nella campagna, il gruppo si sposta, itinerando a piedi, da prima nel borgo di Rocca d’Orcia e poi a Castiglione, cantando quartine di ottonari all’indirizzo delle ragazze da marito, degli sposini che dormono sulle piume delicate, delle autorità locali (“Bentrovato sacerdote, vero servo del Signore, laudate il Creatore con preghiere si’ devote…”), fino alle prime luci del giorno, quando “Spunta l’alba e si veste il sole, se le mette le scarpe d’oro…” ed il percorso si conclude con un pensiero agli amici trapassati (Maggiaioli che ascoltate, il nostro canto appassionato, non vi abbiamo mai scordato nelle nostre serenate…”).

“Il Maggio”, come viene appellato dai castiglionesi, non è uno spettacolo in senso artistico o una rievocazione ad uso di turisti distratti e tantomeno un modo per tirare tardi una notte: per essere apprezzata a pieno chiede attenzione e rispetto, solo avvicinandosi in punta di piedi è possibile gustare questo canto senza tempo e le allegre melodie dell’orchestrina.

Altri luoghi

Vivo: Palazzo Cervini e Contea, già Eremo di San Romualdo, (a valle dell’abitato); Parco dell’Ermicciolo con i seccatoi settecenteschi e la Cappella romanica.
Campiglia. Centro storico (Via del Teatro), “Sasso” e Propositura di San Biagio.

Bagni San Filippo. Parco del “Fosso Bianco”, Chiesa di San Filippo e poco fuori dell’abitato, lungo la strada per Campiglia, “Grotta del Santo” (luogo ove si ritirò in eremitaggio san Filippo Benizi nel 1267).

Gallina. Lungo il tragitto della Francigena una serie di fattorie fortificate e antichi spedali per i viandanti, in parte ancora visibili: i Ricorsi, la Rimbecca, le Briccole, la Scala, la Poderina….

Castello di Ripa d’Orcia.

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